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Opera di Roma - Orchestra e coro sotto shock

Roma, 3 ott 2014 - Un risveglio surreale quello di stamattina dei professori d'orchestra e dei coristi del Teatro dell'Opera di Roma, il peggiore epilogo di un estenuante braccio di ferro tra maestranze sindacalizzate e direttivo del Teatro.
Ed ora che si fa? I sindacati promettono battaglia in nome dell' art.18 che, se tutto dovesse procedere secondo il progetto del governo Renzi, è agli ultimi giorni di vita, dall'altra parte l'esternalizzazione dell'orchestra e del coro viene comunicata da parte del sindaco Marino e del sovrintendente Fuortes come l'ultima spiaggia per salvare l'Opera di Roma. Ma le parole di Marino in conferenza stampa, con quel " dal 1° gennaio 2015 avremo un'orchestra e un coro orgogliosi di sentirsi parte di questo teatro...", lasciano pensare che la decisione presa non è solo e soprattutto di natura economica ma un atto di forza di chi ha il coltello dalla parte del manico, di chi ha vinto la guerra o forse solo una battaglia, di chi non ha proprio digerito gli scioperi orchestrali che hanno causato l'annullamento di recite con biglietti già venduti e pubblico in sala, quello che è certo è che Fuortes esclude un accordo sindacale per rivedere il piano di licenziamento collettivo e annuncia che questa è l'unica strada per ripartire con una qualità artistica superiore.
Questo clamoroso gesto del cda del Teatro dell'Opera è il primo caso in Italia (ma non in Europa) e adesso si rischia di aver creato un "precedente".
Quindi nuove audizioni per tutti? Questo non è ancora chiaro, anche perchè il sovrintendente Fuortes ci lascia con un "se tutti ragionano con grande senso di responsabilità...si possono contemperare gli interessi di tutti, anche dei musicisti e dei cantanti" allora il problema sembra spostarsi dal livello artistico a una forma contrattuale nuova, magari che lasci meno potere, e forse anche meno soldi ai lavoratori.

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