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Fondazioni Lirico-Sinfoniche in rivolta domani a Montecitorio

Roma, 26 febbraio 2017 - E' previsto per domani, in Piazza Montecitorio, il sit-in di protesta delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche contro la legge 160 del 2016 che prevede l'attuazione dei criteri di “stabilizzazione economica” delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche. Sono annunciate dodici delegazioni di fondazioni lirico-sinfoniche italiane che si riuniranno a Roma per protestare insieme contro quello che è stato definito da molte sigle sindacali “un disegno del Governo di smantellamento delle eccellenze artistiche delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche italiane”.

Alcune riflessioni su quello che succederà secondo questa nuova legge, iniziamo riportando per esteso il punto b del comma 3-bis del contestato art. 24 della legge 160:

" b) le fondazioni che non raggiungano il pareggio di bilancio sono tenute a prevedere opportune riduzioni dell'attività, comprese la chiusura temporanea o stagionale e la conseguente trasformazione temporanea del rapporto di lavoro del personale, anche direttivo, da tempo pieno a tempo parziale, allo scopo di assicurare, a partire dall'esercizio immediatamente successivo, la riduzione dei costi e il conseguimento dell'equilibrio economico-finanziario;"

Forse emotivamente condizionato dalla vicenda di Verona di pochi giorni fa (il licenziamento in tronco del corpo di ballo) la sensazione che trovo prevalente è, purtroppo, quella di una riforma cinica e spietata verso l'ultima ruota del carro e cioè i dipendenti (professori d'orchestra, ballerini, tecnici, sarti, scenografi ecc.) e la figura del sovrintendente “sceriffo” che arriva e licenzia parte del personale perché “costretto dalla legge a raggiungere il pareggio di bilancio” (altrimenti non arrivano più finanziamenti e la macchina si ferma) ne esce non solo rinvigorita ma addirittura eroicizzata.

Se da un lato è ovvio che così non si può andare avanti, basti dare un'occhiata ai dati di indebitamento delle fondazioni per rendersi conto della situazione, dall'altro è pur vero che, se oggi la situazione è così economicamente deficitaria, evidentemente la gestione della “macchina cultura” degli ultimi trent' anni (almeno) non è stata così virtuosa e la gestione non è cosa affidata ai dipendenti i quali però, secondo quanto previsto da questa legge, pagheranno il prezzo più alto.
Ora la domanda è: siamo sicuri che “la trasformazione temporanea del rapporto di lavoro del personale, ... da tempo pieno a tempo parziale” (cioè la precarizzazione dei lavoratori dipendenti) sia una soluzione così performante nel bilancio delle fondazioni ? (Penso alla distanza tra la paga di un orchestrale e il cachet di un direttore d'orchestra, tra quello di un sarto e quello di un regista... ovviamente non si può generalizzare, ovviamente non ha senso (forse) rispolverare scandali passati sui cachet di registi-star ecc.).
Ma soprattutto, se il compito di chi legifera è quello di risolvere i problemi (che ovviamente ci sono), può essere considerata una soluzione socialmente sostenibile la “riduzione dell'attività” culturale nel nostro paese?

Se aggiungiamo poi quella “dimostrazione ... della capacita' di autofinanziamento e di reperimento di risorse private a sostegno dell'attività..” (punto C del comma 3-bis), tanto invocata dalla legge in questione, come requisito per l'inquadramento degli enti come “Lirico-Sinfonici”, il quadro che ne esce è, a mio avviso, se non quello di un vero e proprio passo verso la privatizzazione della cultura, sicuramente quello di un passo indietro verso quell' art. 9 della nostra costituzione che recita:
"La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione".

M. Di Iorio
dal BLOG di Professori d'Orchestra.it